Ahiṃsā

Ahiṃsā è un termine che può essere tradotto ed interpretato in diversi modi poiché il Sanscrito è una lingua prodiga di possibili significati per ogni parola. Deriva dalla radice sanscrita hims- che significa recare offesa mentre la a iniziale è privativa, quindi Ahiṃsā significa “non-violenza“, il non ferire ogni forma vivente, incluse le specie non umane.

Mahatma Gandhi

Mahatma Gandhi

 Gandhi è stato, forse, il maggior interprete della non-violenza, che egli distingueva nella non-violenza del debole che subisce passivamente, si rassegna e si arrende all’oppressione in modo vigliacco e la non-violenza del forte, cioè una ribellione attiva e coraggiosa volta a far trionfare la verità ed  eliminare l’ingiustizia. Solo la non-violenza del forte non annienta l’umanità della persona.

 

« È meglio essere violenti, se c’è violenza nei nostri cuori, piuttosto che indossare l’aureola della nonviolenza per coprire la debolezza. La violenza è sicuramente preferibile alla debolezza. C’è speranza per un uomo violento di diventare non violento. Non c’è questa speranza per i deboli. »

Per chi si accinge allo Yoga,  Ahiṃsā è uno degli yama fondamentali, a cui il praticante dovrebbe attenersi per poter procedere lungo il cammino della sua personale realizzazione. La comprensione degli Yama e dei Niyama costituisce  il presupposto indispensabile per la pratica che, altrimenti, mancherebbe di una base solida da cui partire e si ridurrebbe ad un semplice esercizio fisico.

Swami Kriyananda

Swami Kriyananda discepolo di Yogananda

Ahiṃsā rispecchia lo spirito dello Yoga, la sua visione di “unità” della vita, dove tutti sono espressione dell’Universo, per cui se si danneggia un’altra persona, si danneggia se stessi. Swami Kriyananda spiega bene questo concetto nel libro “Raja Yoga”, ne riporto le parole:

“Lo scopo dello yoga è comprendere l’unità di tutta la vita. Se sono disposto a danneggiare la vita che è in me, espressa in un altro essere umano, sto affermando un errore che è diametralmente opposto alla comprensione che cerco di raggiungere. Se desidero veramente comprendere l’unità di tutte le cose, devo vivere in modo tale da affermare costantemente quell’unità: con la mia gentilezza verso ogni essere vivente, con la compassione, con l’amore universale”.

Si potrebbe dire che Ahiṃsā sia uno stato della mente, un concetto che solo la mente può osservare. Nel mondo esteriore, nella vita di ogni giorno, è praticamente impossibile osservare in toto questa regola morale. Nel respirare, camminare, proteggere il  corpo dalla malattia e in altre azioni quotidiane, si toglie la vita ad altri esseri viventi come microorganismi, batteri, virus, piccoli insetti , ecc.  si può solo cercare di ridurre la possibilità di ferire.

I monaci del  Jainismo predicano un ‘assoluta non-violenza, la loro dieta è una forma estrema di vegetarianesimo e anche l’acqua viene filtrata per evitare di ingerire piccoli  organismi. Se fate un viaggio in India, è facile riconoscerli, li vedrete pulire  la strada su cui camminano per evitare di calpestare anche la più piccola forma di vita.

(continua)

Fonti: Raja Yoga di Swami Kriyananda

Enciclopedia dello Yoga di Stefano Piano

The Journal of Yoga, articolo di Swami Nirmalananda Giri

Hinduism Today Magazine, articolo di Satgura Sivaya Subramniyaswami

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Padmavati

Padmāvatī , insegnante e terapista Yoga, Yoga Terapia e Ayurveda, diplomata presso la scuola quadriennale C.Y. Surya del Maestro Amadio Bianchi (Swami Suryananda Saraswati). Si è inoltre diplomata in Naturopatia (900 ore) presso la Scuola Italiana di Heilpraktiker (Centro Ayni) di Milano nel 2004. Attualmente insegna Yoga a Torre delle Stelle presso Alchimissa Yoga

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